Neurosviluppo, neurodivergenze e trauma: un dialogo tra AISTED e Fabio Apicella

 

 di Cristiana Chiej

Al centro dell’incontro di AISTED Talk About, il rapporto tra neurodivergenza, traiettorie evolutive ed esperienze traumatiche. Dal dialogo con il dott. Fabio Apicella nasce anche un gruppo tematico per proseguire insieme la riflessione sul piano scientifico e clinico.

IIl 22 ottobre, nell’ambito del ciclo AISTED Talk About, abbiamo avuto il piacere di incontrare il dott. Fabio Apicella, autore del volume Le sfide del neurosviluppo. Un approccio trans-diagnostico alla neurodivergenza, pubblicato da Giovanni Fioriti Editore. La serata ci ha offerto l’occasione di approfondire il tema delle neurodivergenze e, in particolare, le possibili connessioni con il trauma. Era un bisogno già emerso con chiarezza durante il congresso AISTED 2025, dove il confronto tra i soci aveva fatto sentire la necessità di dedicare a questi temi uno spazio di studio e di riflessione.

È stato un dialogo vivo e partecipato, che non si è limitato alla presentazione del libro ma ha coinvolto le colleghe e i colleghi presenti in una riflessione sulle implicazioni di questi temi per la pratica clinica. Il punto di partenza è stato il contributo di Apicella, che ci ha invitati a considerare la neurodivergenza non soltanto come un insieme di conoscenze da acquisire, ma come una prospettiva capace di cambiare il modo stesso di fare clinica.

Una clinica informata dalla neurodivergenza

Uno dei nuclei centrali dell’intervento di Apicella ha riguardato la prospettiva trans-diagnostica e il rapporto tra diagnosi e comprensione del funzionamento individuale.

Le categorie diagnostiche rimangono strumenti importanti per comunicare, orientare la valutazione e organizzare le conoscenze cliniche. Tuttavia, come ha sottolineato Apicella, una diagnosi non restituisce da sola la complessità della persona. Quando si passa dalla classificazione all’intervento, il rischio è che la categoria diventi una mappa parziale, capace di rendere visibili alcuni aspetti e di lasciarne in ombra altri.

Una lettura trans-diagnostica ci invita quindi a guardare oltre i confini delle singole diagnosi, tenendo insieme le traiettorie del neurosviluppo, le caratteristiche cognitive e sensoriali, la storia individuale e il rapporto con l’ambiente. Questa prospettiva permette di interrogarsi anche su quelle forme di neurodivergenza che non trovano una rappresentazione immediata nelle categorie diagnostiche, ma che possono emergere attraverso difficoltà di adattamento, esperienze di disallineamento rispetto al contesto e modalità peculiari di percepire e interpretare il mondo.

Per i professionisti, l’obiettivo non è rinunciare alla diagnosi, ma evitare che diventi l’unica chiave di lettura. Una clinica informata dalla neurodivergenza richiede infatti il coraggio di mettere in discussione anche le proprie aspettative, riconoscendo quanto il nostro modo abituale di intendere la comunicazione, le relazioni e il comportamento possa essere influenzato da una prospettiva normocentrica.

In questo senso, comprendere una persona significa anche chiedersi, con curiosità e apertura, se ciò che appare insolito o problematico sia necessariamente un deficit oppure esprima una modalità di funzionamento diversa, che diventa fonte di difficoltà soprattutto nel rapporto con un ambiente poco adatto a riconoscerla e accoglierla.

Neurodivergenza e trauma: una relazione da comprendere senza riduzionismi

Il collegamento tra neurodivergenza e trauma ha rappresentato uno dei temi più vicini al lavoro di AISTED e, per questo, uno dei più sentiti nel confronto della serata.

Nel suo intervento, Apicella ha richiamato l’attenzione sulle possibili sovrapposizioni tra manifestazioni legate a esperienze traumatiche e caratteristiche riconducibili a traiettorie neuroevolutive atipiche. Alcuni aspetti del funzionamento possono infatti risultare difficili da interpretare se osservati isolatamente, senza ricostruire la storia della persona e il contesto in cui sono emersi.

La questione richiede cautela in entrambe le direzioni. Da un lato, non è opportuno attribuire automaticamente al trauma ogni difficoltà relazionale, sensoriale o di regolazione. Dall’altro, riconoscere una neurodivergenza non significa minimizzare la portata delle esperienze traumatiche realmente vissute. Le due dimensioni possono coesistere e interagire, rendendo necessario un lavoro clinico capace di distinguere e integrare i diversi elementi.

Un passaggio particolarmente significativo ha riguardato il masking, cioè l’insieme delle strategie, talvolta consapevoli e talvolta meno consapevoli, attraverso cui una persona neurodivergente cerca di adattarsi alle aspettative dell’ambiente, contenendo o nascondendo alcune caratteristiche del proprio funzionamento.

L’adattamento può comportare uno sforzo considerevole, soprattutto quando richiede di rinunciare ripetutamente alle proprie modalità spontanee per risultare comprensibili o accettabili agli altri. In questi casi, incomprensioni, svalutazione e mancato riconoscimento possono contribuire a esperienze relazionali dolorose. Il disagio può diventare più evidente quando le strategie di compensazione non sono più sostenibili.

La riflessione proposta da Apicella non porta quindi a sovrapporre neurodivergenza e trauma, ma a considerare come le caratteristiche individuali, le esperienze vissute e le risposte dell’ambiente possano influenzarsi reciprocamente. È una distinzione preziosa anche nella pratica clinica: comprendere la storia evolutiva e relazionale della persona può aiutarci a evitare interpretazioni riduttive e a formulare ipotesi più vicine alla sua esperienza.

Il ruolo dell’ambiente e il valore dell’esperienza vissuta

Il confronto si è soffermato anche sul ruolo dell’ambiente nel favorire o ostacolare il benessere delle persone neurodivergenti. L’ambiente non coincide soltanto con gli spazi fisici o con le richieste organizzative: comprende soprattutto le relazioni, le aspettative e le possibilità di trovare forme adeguate di regolazione e di partecipazione.

Nel rispondere alle domande dei partecipanti, Apicella ha richiamato l’importanza di contesti capaci di offrire regolazione, accettazione e possibilità di apprendimento senza trasformare ogni differenza in un problema da correggere. Il punto non è eliminare le difficoltà o rinunciare a sostenere lo sviluppo, ma creare condizioni nelle quali la persona possa sentirsi riconosciuta e affrontare le richieste senza essere costantemente costretta a mascherare il proprio funzionamento.

In questa prospettiva assume rilievo anche la possibilità di riconoscersi nelle descrizioni e nei racconti di altre persone neurodivergenti. Apicella ha sottolineato il valore delle testimonianze autobiografiche, che permettono di avvicinarsi all’esperienza vissuta attraverso un linguaggio diverso da quello tecnico e scientifico. Riconoscere aspetti della propria storia in un racconto può favorire una nuova comprensione di sé, soprattutto quando caratteristiche a lungo interpretate come stranezze o mancanze acquistano un significato più ricco e articolato.

L’esperienza soggettiva non sostituisce la valutazione clinica, ma può contribuire a renderla più attenta e rispettosa. Ascoltare le persone neurodivergenti significa anche riconoscere, con umiltà, che i professionisti non dispongono sempre, in partenza, degli strumenti necessari per comprendere tutte le forme di funzionamento che incontrano.

Il confronto tra professionisti: domande aperte e prospettive da integrare

La discussione con le colleghe e i colleghi ha riportato questi temi alle questioni che attraversano il nostro lavoro clinico, con particolare attenzione alle relazioni, alle esperienze traumatiche e alle modalità con cui le persone si adattano ai contesti.

Gli interventi hanno permesso di esplorare alcune possibili intersezioni tra neurodivergenza e trauma, interrogandosi anche sul modo in cui le caratteristiche individuali possono influenzare la percezione delle esperienze e le relazioni significative. È emersa l’esigenza di non applicare schemi interpretativi rigidi, ma di mantenere aperta la possibilità che fenomeni apparentemente simili abbiano origini e significati differenti.

Un altro tema ha riguardato la costruzione di ambienti più favorevoli, in particolare nelle relazioni familiari e nei contesti educativi. Le domande dei partecipanti hanno richiamato la necessità di capire quali condizioni possano sostenere la regolazione, l’accettazione e lo sviluppo, evitando che l’adattamento sia richiesto unilateralmente alla persona.

Il valore dell’incontro è stato proprio nel mettere in relazione il contributo scientifico di Apicella con le domande che nascono dall’esperienza professionale di ciascuno. Il confronto non ha preteso di fornire risposte definitive, ma ci ha lasciato strumenti concettuali e nuovi interrogativi da portare con noi nel lavoro clinico. Per questo ringraziamo di cuore Fabio Apicella, per la generosità con cui ha condiviso la sua esperienza, e tutte le colleghe e i colleghi che hanno contribuito con domande e riflessioni.

Nasce il gruppo tematico AISTED sulle neurodivergenze

La serata ha segnato anche l’avvio del gruppo tematico AISTED dedicato alle neurodivergenze. Il gruppo nasce dall’interesse e dal bisogno di approfondimento che i soci avevano già espresso durante il congresso AISTED 2025, e dal desiderio di esplorare insieme il rapporto tra neurodivergenza e trauma.

Come ha sottolineato la collega e referente per le neurodivergenze Diomira Neri, il gruppo non si propone come uno spazio riservato a chi possiede già competenze specialistiche sull’argomento. L’intenzione è, al contrario, costruire un luogo accogliente di studio e confronto nel quale ciascuno possa contribuire con la propria formazione, le proprie domande e la propria esperienza.

La pluralità delle prospettive professionali e degli orientamenti terapeutici rappresenta una ricchezza per affrontare un tema complesso, che richiede il dialogo tra conoscenze diverse. Il gruppo potrà approfondire la letteratura scientifica, discutere le ricadute cliniche e proseguire la riflessione sulle intersezioni tra neurosviluppo, neurodivergenze, trauma e dissociazione.

L’avvio di questo spazio di lavoro è la prosecuzione concreta del confronto inaugurato durante AISTED Talk About. A partire dal contributo di Fabio Apicella, l’associazione apre così un percorso condiviso, orientato non alla ricerca di una prospettiva unica, ma alla costruzione di strumenti di comprensione più articolati e utili per la pratica clinica.

Il punto di partenza è la disponibilità a interrogare le proprie categorie, ascoltare l’esperienza delle persone e riconoscere la complessità delle traiettorie individuali. È su queste basi che il gruppo tematico intende sviluppare il proprio lavoro, dando continuità alle domande emerse durante l’incontro e trasformandole in occasioni di studio e confronto professionale. Chi desidera partecipare e contribuire è il benvenuto.

Talk About Apicella